Mamma, latte ed emozioni

MAMMA, LATTE ED EMOZIONI

Silvia è attaccata al seno, la mamma la tiene tra le braccia e la guarda. Nei primi minuti Silvia è vorace e concentrata, ha gli occhi quasi chiusi, deglutisce in fretta, ma poi rallenta e si rilassa, apre gli occhi e guarda in alto. Dal suo punto di vista vede il mento della mamma, una linea curva come una luna, e al di sopra un’altra linea curva più piccola ed espressiva: è la bocca che si apre in un sorriso in risposta allo sguardo di Silvia. Sopra alla seconda linea curva compaiono gli occhi della mamma, due punti perfettamente simmetrici; questi punti del viso emettono una luce particolare che entra in Silvia e la abbraccia dall’interno. Anche gli occhi di Silvia emettono luce e l’incontro è un vero cortocircuito che produce energia e ricarica i loro sentimenti, già colmi.

Silvia, mentre succhia al seno, sente il latte (alla stessa temperatura della pelle del capezzolo) entrarle nello stomaco, al centro del suo corpo, appena sotto al cuore. Questo liquido annulla la fame, che per Silvia significa minaccia alla sopravvivenza, paura di morire. L’arrivo del latte dentro di lei vuol dire certezza di vivere, piacere di esistere.

Mentre il liquido scende nel suo corpo per poi distribuirsi attraverso il sangue a tutte le cellule, Silvia muove le labbra e la bocca con un complesso movimento capace di procurarle profondo piacere, lo stesso provato nella pancia quando entrava in bocca liquido amniotico o quando riusciva a mettersi in bocca un dito. Oltre alla bocca, anche il resto del corpo partecipa; Silvia è accoccolata nella nicchia tra le braccia e la pancia della mamma, il corpo della madre la avvolge. La mamma ora è il suo nido; non una semplice protezione, per lei ora una vera e propria identificazione. Questa posizione permette a entrambe di proseguire una relazione che le ha viste una dentro l’altra.

Più tardi Silvia potrà restare da sola, a distanza dalla mamma, ma ora è il momento di ritrovarsi, come due amanti che sono stati separati durante il giorno e alla sera ritrovano il loro contatto fisico ed emotivo, si uniscono per potersi separare nuovamente e nuovamente ritrovare. Forse è per questo che i neonati devono alimentarsi così frequentemente.

Ma Silvia non è ancora capace di riconoscere se stessa, la propria individualità e il proprio corpo, sente se stessa come un’unica sensazione che parte dal suo interno e si dilata fino a dove i suoi sensi sono in grado di giungere. Silvia sente il seno in bocca, e il contatto con il corpo della mamma, come se questo fosse un prolungamento del suo corpo; magicamente, quando apre la bocca sente il seno entrare e a quel punto il seno diventa una parte di lei. La mamma quindi non è ancora una persona con una propria identità e un proprio corpo, per Silvia è ancora una parte di sé, un completamento di se stessa, un filtro tra lei e il resto del mondo (misterioso e minaccioso perchè ancora non sufficientemente sperimentato).

Succhiando al seno Silvia coinvolge tutti i suoi sensi, senza riuscire però ancora a razionalizzare, separare e catalogare le proprie percezioni. Vive cioè una realtà sinestesica, dove tutte le sue percezioni sono legate e mescolate tra loro; per lei gli odori possono avere un colore, e un raggio di luce può essere afferrato e assaggiato. Così quando Silvia succhia il latte della mamma, non succhia soltanto il suo latte, ma beve con gli occhi il viso della mamma, beve con l’olfatto l’odore della mamma, beve con il tatto la pelle della mamma, beve con l’udito i suoni prodotti dalla mamma (oltre alla voce, anche il rumore del cuore e del respiro, proprio come avveniva nell’utero).

Durante la poppata i suoi sensi sono estremamente attivi e sinergici; così nel momento della poppata sono tantissimi i bisogni che vengono contemporaneamente soddisfatti: fame, sete, calore, contenimento, contatto, visione, …e per un po’ si realizza un nuovo rassicurante equilibrio.

Come facciamo a dire che Silvia sta mangiando, che si sta alimentando? Silvia si sta certamente nutrendo, ma il latte che succhia rappresenta soltanto una parte del suo nutrirsi; sta mangiando la mamma e si sta cibando di emozioni e sensazioni. Non è soltanto il latte a nutrire le sue cellule, anche tutte queste forti emozioni la nutrono, in particolare arricchiscono il suo cervello deputato ad assorbire e contenere le esperienze vissute.

Nei primi mesi di vita, durante la poppata, Silvia vive il momento più significativo della propria esistenza: in quel momento tutto acquista senso e coerenza. Crescendo, il momento del pasto potrà separarsi dalle altre esperienze, anche se cibarsi rimarrà un’esperienza da condividere con gli altri e il cibo manterrà un valore non soltanto nutritivo.

Attraverso l’allattamento la madre di Silvia unisce nutrimento biologico a nutrimento emotivo, trasformandosi in esperienza totalizzante. Così come dalla sua placenta per nove mesi sono passate le sostanze per far vivere e far crescere la sua bambina, dopo la nascita è il suo seno a fornire sostanze vitali che, come il sangue placentare, hanno origine direttamente dal suo corpo. Silvia cioè continua a mangiare la mamma.

Già nel 1547 Ludovico Dolce definiva il latte di donna ‘sangue bianco’, e spiegava: ‘provide la natura alla nudritura de fanciulli, convertendo con meraviglioso artificio il sangue in latte, affine che quello aspetto non spaventasse’. Effettivamente il latte della mamma, mantenendo Silvia in stretta dipendenza biologica ed emotiva con la mamma, permette una separazione dal corpo materno più lenta e progressiva, e per questo più facilmente sopportabile.

Nei primo periodo dopo il parto durante la suzione Silvia può addormentarsi direttamente in sonno REM, cominciando immediatamente a sognare; ma a sognare cosa? Probabilmente di continuare a poppare oppure di essere tornata nella pancia ‘dove ogni bisogno è soddisfatto prima di poter essere percepito’. Nei mesi successivi invece comincerà a poppare e intanto a toccare la mamma e poi a parlare con lei; alle parole della mamma risponderà con in suoi versetti, a volte tenendo il capezzolo in bocca, altre volte staccandosi e riattaccandosi una volta finito il suo discorso.

La poppata diventa così un dialogo intimo e profondo, dove il cibarsi diventa semplicemente una occasione o uno strumento per raggiungere insieme ben altri luoghi dell’essere, dell’essere mamma e dell’essere Silvia.

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