La mia gravidanza mentale

(dal capitolo 2)

Entro in casa stanco e nervoso dopo una giornata di intenso lavoro. Ho lasciato in ufficio alcune cose incompiute che mi hanno seguito, le sento ancora occuparmi la mente. Saluto Monica distrattamente, ma non sento la sua solita risposta. La trovo in bagno a vomitare; in realtà non vomita nulla, ha alcuni conati che le provocano dolori e contrazioni allo stomaco. Dopo pochi minuti, velocemente così come è arrivato, il disturbo sparisce. In un attimo dimentico i problemi del lavoro e provo una certa vergogna al pensiero che avevo completamente scordato la pancia di Monica. Lei ha iniziato questa fatica fisica e mentale, mentre io continuo la mia vita di sempre, al punto da potermi dimenticare questa gravidanza.

Non voglio giustificarmi, ma non è facile sentire con continuità un evento così nascosto. Monica invece è già “occupata” dal nostro esserino che millimetro dopo millimetro cresce dentro di lei; le nausee, i disturbi d’umore, le sensazioni strane, i risvegli notturni sono il segno concreto che lui c’è, è lì a lavorare per crearsi un nido sicuro, e Monica fa spazio dentro di sé, adattando il proprio corpo alle sue esigenze. Questa disponibilità tutta femminile mi provoca tenerezza e meraviglia al tempo stesso; Monica, come ogni donna che diventa madre, fin da questi primi giorni mostra una straordinaria capacità di sacrificio e abnegazione; fa tutto questo apparentemente senza sforzo, con grande naturalezza e semplicità. Il suo comportamento sembra dire: “Faccio soltanto quello che è necessario; per il mio bambino accetto quanto la natura mi chiede”. Nessuna opposizione né resistenza; mi ricorda Maria che all’annuncio dell’arcangelo Gabriele, risponde: “Eccomi, sia fatto di me quello che dici”. In tutto questo sento che Monica è già madre, fin dall’inizio.

Per me è diverso. Non mi sento occupato da nessuno, non provo alcun cambiamento fisico che mi ricorda e mi avvisa che qualcosa di straordinario sta succedendo. In questo momento il mio bambino (o bambina, è lo stesso) è solo pensato, e ho bisogno di qualcosa che me lo renda presente. L’altro giorno pedalavo sulla ciclabile pensando ai fatti miei, quando improvvisamente ho evitato un passeggino e i miei occhi hanno incrociato quelli di un rubicondo bambino dotato di ciuffo; in un attimo la mia mente è volata dentro la pancia di Monica a incontrare il nostro piccolino che sta preparando la sua venuta. Io per ora sono padre a comando, mi accendo e mi spengo senza un motivo apparente; questo bambino ho bisogno di pensarlo, ma a volte mi sembra più una fantasia che una cosa concreta. Anche i miei colleghi non si sono accorti di nulla. Quando ho comunicato la notizia in ufficio mi hanno fatto i complimenti, ma poi hanno continuato come se nulla fosse; mi sono accorto che nella programmazione del lavoro nessuno tiene conto che fra qualche mese per me la vita cambierà profondamente.

(…)

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