Achille e la poppata notturna

Il mio Achille, di quasi tre mesi (manca una settimana), ormai da un mese e mezzo dormiva tutta la notte. Invece da due giorni a questa parte ha ripreso a chiedere la poppata notturna. Saprebbe dirmi come mai e se….devo dimenticarmi i ‘bei tempi’?

‘I bei tempi’, ma cosa sono i bei tempi? Il quesito ruota attorno a una poppata notturna che Achille ha iniziato a richiedere, ma il problema che stiamo affrontando non è certo di natura alimentare; stiamo parlando di sonno, e sul sonno non si scherza! Almeno la metà delle mail che ricevo hanno come argomento problemi del sonno, ma prima di proseguire dobbiamo chiederci se un risveglio notturno, a tre mesi di vita, può essere considerato un disturbo.

Esaminando la letteratura scientifica troviamo che per parlare di un problema del sonno è necessario che il bambino abbia compiuto un anno: come dire che nel primo anno di età non è proprio possibile parlare di disturbi del sonno e qualunque difficoltà (addormentamento difficile, risvegli ripetuti, ecc.) è da considerarsi normale.

Per capire (e accettare) quanto appena detto, sono necessarie alcune minime informazioni sulle caratteristiche del sonno di un lattante. Il nostro Achille passa molte ore della giornata dormendo (alla sua età, in media sono 16), ma il suo non è un sonno tutto uguale; oltre ai momenti di transizione (dormiveglia nella fase di risveglio e di addormentamento) sperimenta due modalità di sonno estremamente differenti: il sonno attivo (detto REM, da Rapid Eye Movement) e il sonno profondo. Nel sonno REM sogna, si muove, deglutisce, si agita; in quello profondo è immobile, respira in maniera regolare e superficiale, se c’è rumore non si sveglia. Nel sonno profondo si riposa, il suo organismo funziona al minimo e non viene mantenuto alcun contatto con l’ambiente circostante; nel sonno REM, invece, il cervello è in grande attività onirica, ma nei primi anni di vita i bambini non sanno di sognare, perché ancora non è maturata in loro la capacità di distinguere la realtà dall’immaginazione.

Le fasi di REM e non-REM si alternano più volte durante un periodo di sonno, e la durata di questi cicli è strettamente dipendente dall’età del soggetto. Achille presenta ancora cicli molto brevi e frequenti (40-50 minuti per ogni ciclo), mentre i suoi genitori – come ogni altro adulto – presentano cicli molto più lunghi (2-3 volte maggiori) e di numero ridotto. Per Achille all’incirca il 50% del sonno sarà occupato da sogni impegnativi, per i suoi genitori soltanto il 20%. Possiamo concludere che il sonno di noi adulti è molto diverso da quello dei bambini e tenendo presente questa informazione possiamo capire meglio i nostri piccoli e accettare più facilmente i loro comportamenti.

Se Achille nelle prime settimane dormiva per lunghi periodi, significa semplicemente che riusciva a gestire senza svegliarsi le transizioni tra il sonno REM e il sonno profondo (probabilmente perché sognava di essere ancora nella pancia della mamma); crescendo ha cominciato a fare esperienza dell’ambiente e di molte nuove situazioni; ora a tre mesi inizia a osservare quanto lo circonda, e a questo punto sono tante le immagini che affollano i suoi sogni (e non tutte queste immagini sono per lui rassicuranti…).

Non possiamo sapere se il risveglio di Achille è provocato dalla fame (a tre mesi è frequente il cosiddetto ‘scatto di crescita’) o se più semplicemente chiede di succhiare per consolarsi dalle sue nuove paure; è possibile che queste esigenze siano presenti entrambe. In altri momenti della notte Achille riesce a passare da una fase di sonno all’altra senza svegliarsi completamente e soprattutto senza svegliare i suoi genitori; ci sono bambini, invece, che presentano risvegli frequenti (anche ogni 2-3 ore) richiedendo ogni volta l’aiuto di un adulto per riuscire a riprendere l’equilibrio perduto.

E’ interessante osservare che la mamma di Achille ha iniziato a preoccuparsi per il cambiamento del bambino dopo soltanto due giorni; evidentemente teme che la situazione possa mantenersi a lungo, oppure è impreparata a modifiche così repentine del comportamento; sarà utile quindi aiutarla a osservare questi cambiamenti e a considerarli espressione del regolare percorso di crescita e di sviluppo. Non dovrà dimenticarsi i ‘bei tempi’ (tutto quello che vive con il suo bambino deve restare impresso in lei), ma deve considerare il passato come tale e vivere con la stessa intensità il presente, con tutto il suo carico, bello e difficile al tempo stesso, di novità e nuove conquiste. Achille è ‘nuovo’ ogni giorno e il suo cambiamento è l’effetto di una rapida maturazione; in 5-6 mesi raddoppia il proprio peso, ma questo evidente ed eclatante cambiamento è nulla se lo confrontiamo con quanto avviene nel suo cervello: lì è in corso una tumultuosa attività di collegamento tra miliardi di cellule, che trovano anche nel sonno un prezioso e significativo momento maturativo.

Un’importante revisione delle letteratura scientifica sui disturbi del sonno nell’infanzia conclude la propria analisi considerando che, per inquadrare in maniera appropriata i problemi del sonno nei bambini piccoli, occorre intervenire innanzitutto sulle conoscenze e sulle aspettative dei genitori; un modo elegante per dire che il problema non sono tanto i bambini quanto i genitori.

A questa considerazione dobbiamo aggiungere che a tre mesi non è possibile mettere in atto alcun intervento vero e proprio, perché il bambino non è ancora sufficientemente maturo per essere ‘educato’ a una autonoma gestione del sonno. A questa età possiamo solo cercare di accompagnarlo e di sostenerlo con la massima empatia di cui siamo capaci, ricordando che probabilmente anche noi alla stessa età abbiamo incontrato le stesse difficoltà e che anche allora qualcuno con molto amore e pazienza è intervenuto per consolarci e rassicurarci.

Tratto da “Crescere un figlio”, Mondadori 2013

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